Museo Guggenheim Bilbao con bambini
Quando abbiamo pensato al nostro week lungo a Bilbao abbiamo subito immaginato di organizzare una mattina di visita al Museo Guggenheim. E questa esperienza non ci ha deluso, anzi ha confermato le sensazioni iniziali.
Indice
- 1. Il Guggenheim Bilbao: già l’esterno vale il viaggio
- 2. Il Guggenheim visto dal ponte
- 3. Dentro il Guggenheim con una bambina di tre anni
- 4. The Matter of Time: l’opera preferita di Anita
- 5. Attività per bambini al Guggenheim Bilbao
- 6. Museo e gioco: la nostra strategia
- 7. Quanto tempo serve per visitare il Guggenheim Bilbao con bambini?
- 8. Prenotate il biglietto online
- 9. Il momento giusto per visitare il Guggenheim con bambini
- 10. Il parco e il gioco dopo il museo
- 11. Dove mangiare dopo il Guggenheim Bilbao con bambini
- 12. Museo Guggenheim Bilbao con bambini: vale davvero la pena?
- 13. Viaggiare è educare
Lo avevamo visto in fotografia così tante volte che arrivare finalmente davanti a quell’enorme edificio di titanio, con il Nervión accanto, è stato uno di quei momenti in cui una città comincia davvero a prendere forma.
E poi c’era Anita.
Poco più di tre anni, tanta curiosità e quell’età in cui puoi passare dalla meraviglia assoluta al “io qui mi sono stufata” nel giro di cinque minuti.
Per questo, mentre organizzavamo la visita, mi sono chiesta più volte come sarebbe stato portare una bambina così piccola in uno dei musei di arte contemporanea più famosi d’Europa.
Perché visitare un museo da adulti è semplice: puoi fermarti davanti all’opera che ti interessa, leggere, ascoltare, tornare indietro, cambiare sala quando vuoi.
Con un bambino, invece, devi cambiare prospettiva. E noi quel giorno abbiamo fatto proprio questo.
Non abbiamo cercato di far vivere ad Anita il Guggenheim come lo avremmo vissuto noi. Non abbiamo cercato di vedere tutto, né di trasformare la visita in una piccola lezione d’arte.
Abbiamo seguito i suoi tempi, le sue domande e soprattutto quello che attirava la sua attenzione.E, alla fine, è stato proprio questo a rendere la visita così bella.
Il Guggenheim Bilbao: già l’esterno vale il viaggio
La nostra visita è iniziata, come secondo me dovrebbe sempre iniziare, ancora prima di entrare.
Il Museo Guggenheim Bilbao è uno di quei luoghi davanti ai quali è quasi impossibile non fermarsi.
L’edificio progettato da Frank Gehry sembra cambiare continuamente forma mentre gli giri intorno. Le lastre di titanio riflettono la luce e il cielo, le superfici curve creano prospettive sempre diverse e, soprattutto, è difficile capire dove finisca l’architettura e dove inizi l’opera d’arte.
Per Anita, naturalmente, non era “l’architettura di Frank Gehry”. Era un edificio enorme e stranissimo. E abbiamo iniziato proprio da lì.
Abbiamo camminato intorno al museo, osservandolo da diversi punti, prima ancora di entrare. È stato un modo molto naturale per introdurla a quello che avremmo visto.
E poi siamo arrivati davanti a Puppy.

Puppy: il cane gigante che conquista tutti i bambini
Se c’è un’opera che con i bambini funziona immediatamente, è Puppy.
Il gigantesco West Highland White Terrier ricoperto di fiori, realizzato da Jeff Koons, è diventato uno dei simboli di Bilbao e, davanti a un cane così grande, è difficile non fermarsi.
Anita lo ha guardato con quella meraviglia che hanno i bambini davanti alle cose fuori scala.
Un cane enorme. Fatto di fiori. Davanti a un museo. Non serviva aggiungere molto altro.
Abbiamo parlato di quanto fosse grande, dei fiori e del fatto che non fosse un vero cane. E per qualche minuto il Guggenheim è stato semplicemente questo: una gigantesca scultura a forma di animale.
Maman e le altre opere all’esterno
Continuando a camminare intorno al museo abbiamo incontrato anche Maman, l’enorme ragno di Louise Bourgeois.
E qui è stato inevitabile vedere il Guggenheim attraverso gli occhi di Anita.
Per noi adulti è una delle opere più conosciute della collezione e si possono raccontare molte cose sulla sua storia e sul significato del ragno.
Per lei era, semplicemente, un ragno gigantesco.E va bene così.
Poco più avanti abbiamo incontrato anche Anish Kapoor, con una delle sue opere che, ancora una volta, ci ha costretto a fermarci e a cambiare prospettiva.
E poi c’è stata la nebbia. Un’opera che per Anita è stata quasi una sorpresa: inseguire estasiata quelle nuvolette e capire quando apparivano, scomparivano o aumentavano di intensità.
È stato uno di quei momenti in cui mi sono resa conto che, con i bambini, l’arte contemporanea può funzionare proprio perché non sempre ha bisogno di essere capita.
Può essere vista, attraversata, ascoltata, persino vissuta come un piccolo gioco. Noi adulti magari ci fermiamo a leggere il nome dell’artista e a cercare di comprenderne il significato.
Anita, invece, si è semplicemente lasciata sorprendere. E forse, in fondo, è quello che abbiamo fatto anche noi.

Il Guggenheim visto dal ponte
Prima o dopo la visita, consiglio assolutamente di cambiare prospettiva e osservare il museo anche dal Puente de La Salve.
Da questo punto il Guggenheim appare ancora diverso e si comprende meglio quanto sia inserito nel paesaggio urbano di Bilbao.
Durante il nostro viaggio abbiamo imparato che la città si presta molto a essere scoperta camminando e cambiando continuamente punto di vista.
Dentro il Guggenheim con una bambina di tre anni
Una volta entrati, abbiamo cercato di non avere un obiettivo troppo ambizioso.
Non volevamo “vedere tutto”.
Con Anita sarebbe stato impossibile, ma soprattutto non avrebbe avuto molto senso.
Abbiamo preferito scegliere alcune opere, lasciarle il tempo di guardare e, quando l’attenzione cominciava a calare, cambiare ritmo.
Il Guggenheim è un museo che si presta molto a questo approccio perché gli spazi sono grandi e molte opere sono estremamente fisiche.
Non sono soltanto quadri appesi alle pareti.
Ci sono installazioni, sculture, grandi spazi vuoti e opere che cambiano completamente a seconda di dove ci si trova.
E questo per un bambino è un grande vantaggio.

The Matter of Time: l’opera preferita di Anita
Una delle sorprese più belle della nostra visita è stata vedere quanto Anita fosse attirata da The Matter of Time di Richard Serra.
Le enormi sculture in acciaio occupano una parte importante dello spazio e permettono di camminare al loro interno.
Per un adulto possono essere un’occasione per riflettere sul rapporto tra spazio, materia e movimento.
Per una bambina di tre anni sono anche qualcosa di molto più semplice e immediato: un enorme labirinto in cui camminare.
Anita si muoveva tra le grandi pareti curve, osservava come cambiava lo spazio e cercava di capire dove portassero.
È stata una di quelle situazioni in cui abbiamo smesso di cercare di “spiegarle l’arte” e abbiamo semplicemente seguito la sua curiosità.
10 opere da non perdere al Guggenheim Bilbao
Se è la vostra prima volta al Guggenheim e volete arrivare preparati, ci sono alcune opere che vale la pena cercare oltre a quelle che vi ho già raccontato.
Ma c’è una cosa importante da sapere: non è detto che le troviate tutte esposte durante la vostra visita.
Il Guggenheim non è un museo statico. Accanto alla collezione permanente vengono organizzate mostre temporanee, arrivano nuove acquisizioni e alcune opere vengono prestate ad o da altri musei. Per questo anche le opere più famose possono, in determinati periodi, non essere visibili.
Ed è anche uno dei motivi per cui consiglio di controllare sempre cosa è esposto prima di partire.

Tra le opere e gli artisti da tenere d’occhio ci sono:
- Installation for Bilbao – Jenny Holzer
Un’opera pensata proprio per dialogare con l’architettura del museo e con il suo enorme atrio. Testo, luce e spazio si incontrano in un’installazione che cambia completamente la percezione dell’ambiente. - Untitled – Mark Rothko
Per chi ama la pittura, Rothko è una presenza da cercare. Le sue grandi campiture di colore chiedono un tipo di attenzione completamente diverso rispetto alle enormi installazioni che caratterizzano molte sale del Guggenheim. - Tulips – Jeff Koons
Una delle opere più riconoscibili dell’artista, con i suoi enormi tulipani colorati. È anche una di quelle che possono conquistare immediatamente i bambini proprio per le forme e i colori. - Arco rojo – Daniel Buren
Impossibile non notarlo quando si attraversa il ponte La Salve: l’enorme arco rosso è diventato parte integrante del paesaggio del Guggenheim e della città. - Infinity Mirrored Room – Yayoi Kusama
Entrare in una delle Infinity Mirrored Room di Yayoi Kusama significa trovarsi immersi in un gioco di luci, specchi e riflessi che sembra non avere fine. È una di quelle opere che incuriosiscono immediatamente anche i bambini: più che guardarla, viene naturale lasciarsi coinvolgere e cercare di capire dove finisca lo spazio reale e dove inizi quello riflesso.
Altre opere:
- Nine Disc and One Sphere – Alexander Calder
Un’opera monumentale che permette di osservare il rapporto tra forme, equilibrio e movimento, temi centrali nella ricerca di Calder. - Large Interior Form – Henry Moore
Le forme organiche e monumentali di Moore sono perfettamente in sintonia con gli spazi del Guggenheim e con quella continua relazione tra scultura, architettura e paesaggio. - The Violinist – Georges Braque
Una presenza interessante per chi vuole scoprire anche il lato più storico della collezione e il rapporto del museo con le grandi correnti dell’arte moderna. - Untitled – Cy Twombly
Perdersi davanti a un’opera di Twombly significa entrare in un linguaggio fatto di segni, gesti e stratificazioni. È una di quelle opere che probabilmente un bambino guarderà in maniera completamente diversa da noi adulti. - Opere della collezione basca e spagnola
Non fermatevi soltanto ai nomi internazionali più famosi. Una parte interessante della visita è anche scoprire artisti legati alla Spagna e ai Paesi Baschi, che aiutano a capire il rapporto tra il museo e il territorio in cui è nato.
IL NOSTRO RACCONTO DELLA VISITA AL GUGGENHEIM DI VENEZIA
E se non trovate l’opera che cercavate?
Non scoraggiatevi.
Prima della nostra visita avevo anch’io in mente alcune immagini del Guggenheim che avevo visto decine di volte online. Poi, una volta arrivata, mi sono resa conto che un museo non è una fotografia da riprodurre.
Le mostre cambiano, le opere ruotano, alcune vengono date in prestito, altre arrivano grazie a nuove acquisizioni e alcune vengono riallestite in modo completamente diverso.
E poi ci sono le mostre temporanee, che possono occupare una parte importante della visita e diventare, a seconda del periodo, uno dei motivi per tornare al Guggenheim.
E forse è proprio questo il bello del Guggenheim: non sapere mai completamente cosa troverete dall’altra parte della sala.

Attività per bambini al Guggenheim Bilbao
Un altro consiglio che mi sento di dare alle famiglie è quello di informarsi prima della visita sulle attività dedicate ai bambini.
Il Guggenheim organizza infatti proposte educative e attività per avvicinare i più piccoli all’arte e, a seconda del periodo, possono esserci laboratori o iniziative specifiche per le famiglie.
Noi abbiamo apprezzato soprattutto la possibilità di alternare il momento più concentrato della visita con momenti in cui Anita poteva osservare, giocare e muoversi.
Perché con un bambino piccolo la parola chiave, secondo me, è proprio alternanza.
Museo e gioco: la nostra strategia
Con Anita non abbiamo mai pensato:
“Adesso dobbiamo visitare il museo per due ore.”
Abbiamo pensato piuttosto: vediamo quanto riusciamo a fare oggi, seguendo i suoi tempi.
E qui ci sono state molto utili le postazioni di gioco didattico allestite direttamente dal museo.
Non semplici angoli per distrarre i bambini mentre gli adulti continuano la visita, ma piccoli spazi pensati per permettere anche ai visitatori più giovani di fermarsi, giocare, osservare e sperimentare.
Per noi sono state una pausa preziosa.

Dopo alcune sale, ci fermavamo qualche minuto davanti a una di queste postazioni, lasciavamo che Anita esplorasse e poi riprendevamo il percorso.
Il ritmo della nostra visita è diventato quindi molto semplice:
un’opera, una domanda, una passeggiata, una postazione di gioco, una pausa e poi ancora un’opera.
E devo dire che ha funzionato molto meglio di qualsiasi programma prestabilito.
E quando un museo mette a disposizione strumenti che permettono ai bambini di fare esperienza dell’arte anche attraverso il gioco, secondo me vale la pena approfittarne.
È proprio questo che mi è piaciuto del Guggenheim: non ci siamo sentiti “fuori posto” perché avevamo una bambina piccola con noi.
Anzi, abbiamo trovato un modo per vivere il museo tutti insieme, senza dover scegliere tra la visita degli adulti e il divertimento dei bambini.
Il mio consiglio, quindi, è di non avere fretta e di non vivere queste postazioni come una deviazione dal percorso.
Fermatevi. Lasciate che siano loro a giocare. E poi tornate alle opere.
Quanto tempo serve per visitare il Guggenheim Bilbao con bambini?
Per una famiglia con bambini piccoli, secondo me due ore possono essere un buon riferimento, ma non prendetele come un tempo obbligatorio.
Noi siamo entrati con l’idea di vivere il museo senza fretta.
Se Anita fosse stata stanca dopo un’ora, saremmo usciti.
Se avesse voluto continuare, avremmo continuato.
Viaggiare con i bambini significa anche questo: imparare a lasciare un po’ di spazio all’imprevisto.
E soprattutto capire che non è necessario vedere tutto per dire di aver visitato un museo.

Prenotate il biglietto online
Una cosa che consiglio sempre quando viaggiamo in famiglia è di eliminare, quando possibile, le attese inutili.
Per il Guggenheim conviene quindi controllare la disponibilità e prenotare il biglietto online in anticipo, soprattutto nei periodi più affollati.
Arrivare con la visita già organizzata significa avere meno tempo da trascorrere in coda e più tempo da dedicare alla città.
Prima di partire controllate sempre sul sito ufficiale del museo gli orari di apertura, le tariffe, le eventuali mostre temporanee e le attività per famiglie.
Il momento giusto per visitare il Guggenheim con bambini
Questo, con Anita, è un aspetto a cui prestiamo molta attenzione.
A tre anni non esiste un momento della giornata universalmente perfetto per tutti i bambini.
Dipende dal sonno, dalla fame, dalla giornata, dalla quantità di stimoli già ricevuti.
Nel nostro viaggio a Bilbao abbiamo cercato di non riempire ogni giornata fino all’ultimo minuto.
Ed è una scelta che consiglio.
Se avete in programma il Guggenheim, lasciate un po’ di margine prima e dopo.
Non mettete nello stesso arco di tempo tre musei, un pranzo, una lunga passeggiata e una visita guidata.
Il bambino si stancherà e, probabilmente, anche voi. La cosa buona, e che abbiamo apprezzato tanto, è che il museo si visita anche con il passeggino e questo aiuta negli spostamenti e a gestire i momenti di stanchezza.
Il parco e il gioco dopo il museo
Una delle cose che ci piace fare quando viaggiamo con Anita è cercare sempre un momento di gioco dopo un’attività più “da grandi”.
Dopo il Guggenheim, quindi, lasciate spazio alla città.
Nelle zone intorno al museo ci sono aree verdi e spazi in cui i bambini possono muoversi e giocare.
Per noi è stato il modo perfetto di chiudere la visita.
Prima l’arte. Poi il movimento. Perché dopo essere stata concentrata davanti alle opere, Anita aveva semplicemente bisogno di correre.

Dove mangiare dopo il Guggenheim Bilbao con bambini
Una visita al Guggenheim può essere facilmente inserita all’interno di una giornata alla scoperta di Bilbao, e secondo me non c’è un ordine giusto: potete partire dal museo e poi dirigervi verso il centro oppure fare il percorso al contrario e arrivare al Guggenheim dopo aver passeggiato per la città.
Noi abbiamo amato proprio questa possibilità di alternare luoghi culturali e momenti più semplici, senza avere la sensazione di dover correre da una tappa all’altra.
Se però, dopo il museo, arriva il momento della fame e siete con bambini piccoli, c’è anche una soluzione molto comoda: mangiare direttamente al bistrot del Guggenheim.
È un’opzione da tenere in considerazione soprattutto se avete bisogno di una pausa senza aggiungere subito un altro spostamento. Dopo qualche ora tra sale, opere e installazioni, sedersi a tavola può essere esattamente quello che serve prima di riprendere la passeggiata.
Se invece avete ancora voglia di camminare, potete seguire il Nervión, attraversare i ponti e raggiungere il centro fino al Casco Viejo.
E naturalmente, a Bilbao, prima o poi arriva il momento dei pintxos.
Con i bambini non serve costruire un itinerario gastronomico perfetto: basta entrare in qualche locale, guardarsi intorno, scegliere quello che può piacere anche a loro e lasciarsi guidare dalla città.
Per noi è proprio questo il bello di viaggiare in famiglia: non avere sempre tutto programmato, ma lasciare spazio anche alla fame, alla curiosità e alla voglia di fermarsi dove capita qualcosa che ci incuriosisce.

Museo Guggenheim Bilbao con bambini: vale davvero la pena?
Dopo averlo vissuto in famiglia, per me la risposta è assolutamente sì.
Ma con una precisazione.
Non portate i bambini al Guggenheim aspettandovi che si comportino come piccoli adulti.
Portateli perché possano vivere il museo a modo loro.
Non importa se a un certo punto vi diranno che vogliono andare via.
L’importante è che abbiano incontrato qualcosa di nuovo.
Per Anita è stato Puppy.
È stato il ragno gigantesco.
Sono state le grandi sculture di Richard Serra.
Sono stati gli spazi del museo.
È stata anche la possibilità di vedere Bilbao dall’altra parte del fiume.
E magari tra qualche anno non ricorderà nulla di tutto questo.
Ma forse le resterà quella sensazione di aver visto qualcosa di enorme, strano e bellissimo.
Viaggiare è educare
Da quando viaggiamo con Anita mi capita sempre più spesso di pensare che viaggiare sia una delle forme più belle di educazione.
Non quella fatta di nozioni da imparare e ricordare.
Un’educazione molto più semplice: imparare a guardare.
Guardare una città, un’opera o qualcosa che non conosciamo e chiederci che cosa ci faccia provare.
A Bilbao abbiamo cercato di fare proprio questo.
Non volevamo trasformare il Guggenheim in una lezione di storia dell’arte per una bambina di tre anni. Volevamo semplicemente darle la possibilità di entrarci.
L’articolo “Museo Guggenheim Bilbao con bambini” nasce dall’esperienza e dal progetto condiviso con Museo Guggenheim Bilbao

