#adventcoffee è stato il progetto sulle stories di Instagram di Lunedì a Colazione. Ogni giorno, per tutto l’Avvento, ho condiviso con voi aneddoti e storielle legati al caffè.

Voi solo siete stati presentissimi con commenti e apprezzamenti, ma mi ha permesso di conoscere qualcuno di voi in presenza, e stringere relazioni con brand e partners che ci faranno compagnia ad anno nuovo.

Così, per noi dimenticare tutte le storie, antiche e moderne, scoperte assieme, le riporto qua di seguito, come una specie di zibaldone di idee e pensieri condivisi.

Prima settimana di #adventcoffee

  • Perché il caffè si chiama così?

Intorno all’anno 1000 alcuni commercianti arabi portarono dai loro viaggi in Africa dei chicchi da cui traevano per ebollizione una bevanda chiamata qahwa (eccitante), tradotto in turco kahve, che ricorda la nostra parola “caffè”.

C’è, invece, chi sostiene che il nome derivi invece da Caffa, regione dell’Etiopia dove cresce spontaneamente.

  • Chi beve di più nel mondo ?

La risposta sempre banale, ma non lo è. Il Belpaese si colloca solo al 12°posto. Il primato spetta ai finlandesi con ben 12 kg l’anno ciascuno.

#adventcoffee
  • Chi l’ha detto che solo una donna o un paesaggio può essere fonte di ispirazione?

Il compositore Bach amava al tal punto il caffè da dedicagli una cantata –Kaffeekantate– eseguita a Lipsia nel 1732.

  • Il caffè aiuta la salute ?

La risposta è si, studi recenti hanno dimostrato che è un potente antitumorale. Ed essendo un vasodilatatore aiuta, in maniera naturale, a sconfiggere il mal di testa. Vi assicuro che funziona.

  • Anche gli animali adorano il caffè.

Gli elefanti ne sono ghiotti. Mangiano le bacche di caffè come snack. I chicchi restano intatti nel processo digerente e vengono poi raccolti dallo sterco e lavorati per creare il Black Ivory– un tipo di caffè morbido e pregiato, che è anche il più caro al mondo (80 dollari a tazzina).

Esiste anche il Kopi luwak, un caffè realizzato da bacche di caffè mangiate, digerite e defecate dallo zibetto delle palme asiatico, un piccolo mammifero a metà strada tra un gatto e un procione. I chicchi vengono quindi puliti e trattati e il caffè ricavato è il secondo più caro al mondo.

  • La bevanda del diavolo.

Così veniva chiamato dalla Chiesa che si oppose fortemente alla sua diffusione in Italia. La sa colpa era evidente : rendeva più disinibiti anche gli spiriti più calmi e morigerati e quindi conduceva alla perdizione e all’abbandono dei sensi.

La bevanda essendo stata per secoli consumata dai musulmani era chiamata anche Vino d’Arabia. Fu Papa Clemente VIII che riabilitò il caffè pronunciando la fatidica frase “Questa bevanda di Satana è talmente buona che sarebbe un peccato farla bere solo agli infedeli”.

  • La tazzina da caffè

Il suo nome non è tanto il diminutivo di tazza, ma è dovuto a un italiano, il pittore dell’Accademia di Brera Luigi Tazzini, direttore artistico dal 1896 al 1923 della Società di Ceramica toscana Richard-Ginori.

Tazzini amava molto la nascente corrente dell’Art Nouveau e orientò la produzione in questo senso; a lui si deve il design moderno della tazzina da caffè e la definitiva aggiunta del manico.

Tazzini ne sviluppò tipologie diverse, per scopi differenti: el tazzinin per bere caffè, el tazzin destinato invece al vino, la tazzinetta per il caffelatte, la tazzina per la pasta e fagioli.


Seconda settimana di #adventcoffee

  • Caffè espresso e caffè americano.

Uno lungo in tazza grande, l’altro ristretto in tazza piccola, sono entrambi classificabili come caffè: il primo è chiamato caffè filtro (o caffè americano), l’altro, caffè espresso (o solo espresso). Il primo arriva in Europa con i soldati americani che vennero a combattere nel nostro territorio. Non apprezzando il caffè espresso, troppo forte, lo allungavano con bicchieri di acqua calda.

  • Tostatura del caffè

L’Italia, dopo Belgio e Germania, è il terzo paese europeo per kg di caffè tostato.

  • Commercio equo e solidale

Gli europei, pare, non aprezzino, fino in fondo la tostatura fatta nei paesi d’origine del caffè, questo però implica che il coltivatore guadagna meno del dovuto e che il prezzo del caffè si “alza” quando arriva in Europa. Dobbiamo riflettere sulle scelte etiche legate alla produzione e consumazione del caffè.

  • Perché l’espresso si chiama espresso?

Se l’etimologia della parola caffè era forse più nota, non tutti sanno qual è la ragione per cui l’espresso si chiama così.

All’estero vige la convinzione che il nome derivi dal fatto che per preparare il caffè sia necessario mettere in infusione la polvere sotto pressione. Non si tratta di un vero e proprio errore, ma il punto è che questo procedimento non era stato pensato per ottenere una bevanda particolarmente densa, ma per accelerare i tempi della preparazione, da cui “espresso” inteso come veloce.

C’è chi è pronto a giurare che possono bastare 45 secondi per avere in mano una tazza fumante!

  • E perché cappuccino?

Anche l’origine del nome “cappuccino” affonda le sue radici nella storia. Torniamo indietro all’apertura, a Vienna, del primo Caffè proprio nell’anno in cui il monaco cappuccino Marco d’Aviano arrivò alla corte dell’imperatore Leopoldo I con il tipico cappo marrone chiaro. Proprio lo stesso colore del caffè mescolato al latte, no?

Esattamente, proprio ravvedendo questa somiglianza i tedeschi coniarono il nome per la bevanda di origine italiana.

  • Macchinette del caffè, orgoglio italiano

Possiamo consolarci se ci tuffiamo nuovamente tra le pagine della storia per scoprire chi ha inventato la prima macchinetta del caffè. Si tratta, infatti, del milanese Luigi Bezzera che ebbe questa brillante idea nel 1901.

Il brevetto passò poi nelle mani di Desiderio Pavoni che con la sua ditta produsse a lungo macchine del caffè in serie, una al giorno, fino al momento in cui vennero inventati strumenti tecnologicamente più avanzati, opera ancora una volta del “genio” italiano, in particolare di Gaggia.

  • La città italiana dove si consuma più caffè

E se prendessimo in considerazione solo l’Italia, quale sarebbe la città nella quale il consumo di caffè è al top? Il risultato non è una gran sorpresa:

Napoli, ovviamente. Tra caffè sospeso e caffettiera napoletana, la città partenopea è particolarmente affezionata a un buon espresso.

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Terza settimana di #adventcoffee

  • Caffè ed arte

Una tazzina di caffè è spesso raffigurata anche in opere molto famose di celebri pittori: pensiamo a “La fine della colazione” di Auguste Renoir oppure a “La coppia seduta al Caffè” di Edouard Manet. Caffettiere cicciotte compaiono anche nelle opere di Botero e il caffè ha ispirato alcune opere di Vincent Van Gogh ed Edvard Munch.

Insomma, si tratta di una passione ampiamente condivisa tra alcune delle menti più illustri della storia occidentale.

  • Donne contro il caffè

Inghilterra, il consumo del caffè si era diffuso così tanto tra gli uomini che, nel 1674, le donne londinesi, probabilmente esauste delle nottate che i mariti passavano fuori casa a bere caffè, organizzarono una vera e propria protesta chiedendo che fosse bandito e pubblicando la “Petizione delle donne contro il caffè”.

Non serve aggiungere che fine fecero le rimostranze delle arrabbiate mogli britanniche, basti sapere che pochi anni dopo, nel 1683, venne fondato a Vienna il primo Caffè.

  • Il caffè decaffeinato non è del tutto esente da caffeina

Una curiosità sul caffè che non tutti sanno è che non è possibile eliminare completamente la caffeina. Esiste soltanto un’unica variante che è naturalmente decaffeinata: si tratta della Coffea charrierana, che ha origine dal Camerun.

Quello che spesso troviamo nei bar è, invece, decaffeinato artificialmente. Ma, secondo uno studio dell’Università della Florida, rimane comunque un decimo di caffeina che normalmente troviamo in una tazza di caffè espresso normale.

  • L’orario ideale per un buon caffè

Non parliamo solo di quantità, ma anche di qualità: esistono infatti alcuni accorgimenti che possono rendere il consumo di una tazzina di caffè un piacere doppio.

Non ci riferiamo alle regole del galateo e caffè, ma agli orari nei quali il consumo di questa bevanda sarebbe perfetto perché darebbe piacere senza provocare assuefazione: secondo una ricerca dell’Università del Maryland, l’orario che si estende tra le 9.30 e le 11.30 del mattino è quello perfetto.

  • Da dove proviene la pianta del caffè?

Seppur i maggiori produttori siano i Paesi del Sudamerica (tra cui Brasile e Bolivia), l’origine di questo arbusto prezioso è l’Africa: è qui che ci sono le prime attestazioni della presenza di questa pianta e del caffè come bevanda.

In particolare la varietà arabica proviene dall’Etiopia, dal Sudan e dal Kenya.

Ma ci sono altre zone, tra cui lo Yemen, dove attorno al 1450 si iniziò a consumare questa bevanda.

  • Chi ha scoperto il caffè?

Diversi racconti popolari riportano la storia di Kaldi, un giovane pastore della regione etiope di Kaffa che visse intorno all’850 d.C.
La leggenda narra che un giorno il pastore fu sorpreso nel vedere le sue capre sonnolenti prendere a danzare, dopo aver masticato delle bacche rosse: anche Kaldi le assaggiò e le trovò rinvigorenti.

In seguito, un monaco, osservando il pastore così allegro decise di provare le bacche e, notando l’effetto tonificante che queste avevano sulla sua mente, decise di trasmettere la scoperta agli altri monaci. Non è ovviamente sicuro che la scoperta di questa bevanda è davvero da attribuirsi alle allegre caprette, ma certo è che le prime piante furono rinvenute in Etiopia.


Dall’Etiopia, le piantagioni di caffè si diffusero rapidamente nelle zone limitrofe: lo Yemen, per primo e poi in Arabia e in Egitto dove si affermò la pratica di ricavare un infuso dai chicchi arrostiti e il caffè come bevanda divenne ben presto una vera e propria abitudine.

  • Meglio bere tè o caffè?

Secondo un antico racconto svedese, mentre in Europa si cominciava a diffondere l’abitudine di consumare regolarmente caffè, alcune voci sostenevano che questa fosse una bevanda dannosa: il re Gustavo III di Svezia decise così nel 1771 di fare un esperimento “scientifico” in merito: per compiere quello che scherzosamente viene definito il primo studio clinico svedese, il re impose a due gemelli, detenuti nelle carceri per omicidio, di bere l’uno tre tazze di caffè al giorno e l’altro tre tazze di tè al giorno.

L’esperimento avrebbe dimostrato quale delle due sostanze accorciava la vita.

Come finì? il re morì assassinato vent’anni dopo e anche i medici non sopravvissero ai due gemelli: morì per primo l’uomo che beveva tè, a 83 anni, il gemello alimentato a caffè si narra che abbia superato i cent’anni!

Quarta settimana di #adventcoffee

  • Il caffè fa bene alla salute?

Il caffè da sempre è stato oggetto di numerosi studi medici per verificarne gli effetti sull’uomo: sebbene in dosi massicce risulti letale (niente paura! stiamo parlando di 80-100 tazzine di caffè consumate nell’arco di alcune ore!), tantissime sono le sue virtù, ormai assodate.

  • Da dove viene l’irresistibile fascino di bere un buon caffè?

Pare che la risposta vada ricercata nel nostro DNA! Un team internazionale di ricercatori ha infatti scoperto che le persone che possiedono una variazione del DNA in un gene chiamato PDSS2 tendono a bere poche tazzine di caffè rispetto alle persone che non hanno tale variazione.

il gene in questione riduce l’abilità delle cellule a scomporre la caffeina, mantenendola più a lungo nel sangue; gli effetti della caffeina sarebbero quindi attivi più a lungo, riducendo il desiderio di assumere altri caffè.

#adventcoffee
  • Caffè avanzato? Le soluzioni creative

Che fare, infine, se dovesse avanzare del caffè? Le possibilità sono molteplici: possiamo preparare del liquore, impiegarlo per per creare un aroma, oppure unirlo all’impasto per preparare torte e biscotti.

Insieme a pepe nero o zucchero di canna è ottimo per marinare le carni, mentre amalgamato con l’olio di oliva si trasforma in un valido scrub per il corpo.

  • Caffè e tolleranza

Se pensate la caffeina contenuta nel caffè possa rendervi troppo nervosi e aggressivi, la scienza vi smentisce: secondo una ricerca infatti, oltre all’azione energizzante e stimolante, il caffè aiuta a essere anche più tolleranti. Proprio come lo spirito del Natale richiede.

E’ Natale

Il rito del caffè e quello del Natale sono sempre stati uniti da un legame profondo che ha origini nel concedersi un momento per sé stessi e per chi ci vuole bene.

#Adventcoffee

Bere una tazzina di caffè attorno a un camino e, magari, illuminati dalle luci dell’albero di Natale è un’immagine familiare, quasi da tempi andati, ma anche un momento di convivialità e di condivisione da riscoprire e rivalutare, soprattutto per la cultura italiana dove il caffè ha rappresentato e rappresenta ancora un rito irrinunciabile e di socialità.

Immagini di UNSPLASH