Una dea, un mosaico, un palazzo e tante scale. Se dovessi raccontare in poche parole la nostra mattinata a Palestrina, dopo aver lasciato Tivoli, probabilmente sceglierei proprio queste.

Perché Palestrina è una di quelle cittadine che riescono a sorprenderti un po’ alla volta. Arrivi pensando di visitare un luogo storico, magari il famoso Santuario della Fortuna Primigenia, e poi ti ritrovi a camminare tra vicoli, scalinate, palazzi rinascimentali, panorami sulla campagna romana e dettagli che ti fanno fermare continuamente.

La nostra visita a Palestrina è stata proprio così: una passeggiata tra antichità e Rinascimento, con qualche curiosità cinematografica, un dolce tipico da assaggiare e un finale che, per quanto mi riguarda, non poteva che essere gastronomico. 

Da Tivoli a Palestrina: una nuova tappa nel nostro viaggio nel Lazio

Dopo aver trascorso qualche giorno a Tivoli, tra Villa Adriana, Villa d’Este e passeggiate alla scoperta della città, stamattina abbiamo deciso di spostarci a Palestrina.

Le due località si trovano entrambe nel Lazio e sono perfette da inserire in un viaggio alla scoperta di questa regione, soprattutto se si desidera alternare grandi testimonianze storiche, borghi, panorami e momenti di relax.

Avevo voglia di vedere il suo centro storico, il Santuario della Fortuna Primigenia e il famoso Mosaico del Nilo. Ma soprattutto ero curiosa di conoscere una città che, fino a quel momento, avevo incontrato più attraverso le storie, il cinema e i consigli di viaggio che attraverso una vera visita.

Palestrina mi ha accolto con il suo carattere collinare, le sue strade in salita e quella sensazione di essere arrivata in un luogo dove il passato non è confinato in un solo monumento, ma si trova un po’ ovunque.

Perché è famosa Palestrina?

Palestrina è conosciuta soprattutto per il suo patrimonio archeologico e per le testimonianze dell’antica Praeneste, la città che sorgeva in questo territorio prima dell’attuale centro abitato.

Il suo nome è legato soprattutto al Santuario della Fortuna Primigenia, uno dei più importanti complessi monumentali dell’antichità romana, e al Mosaico del Nilo, una straordinaria opera di epoca ellenistica.

Ma Palestrina non è soltanto archeologia.

La città conserva anche un importante patrimonio storico e artistico legato al Rinascimento, con Palazzo Barberini e altri edifici che raccontano le trasformazioni del centro abitato nel corso dei secoli.

Ed è proprio questo incontro tra epoche diverse a renderla così interessante.

Qui puoi passare da un luogo legato alla religiosità e alla cultura del mondo antico a una piazza, un palazzo o una strada che raccontano un’altra fase della storia italiana.

Per chi ama visitare i borghi e le cittadine storiche, Palestrina è una meta che merita di essere inserita in un itinerario nel Lazio.

Non soltanto per i suoi monumenti più famosi, ma anche per il modo in cui la città si sviluppa sulla collina e per gli scorci che si incontrano durante la passeggiata.

Palestrina e La dea fortuna di Ferzan Özpetek: chi si ricorda il film?

C’è una curiosità che mi ha fatto sorridere durante questa visita.

Chi si ricorda in quale film famoso viene citata Palestrina?

La risposta è La dea fortuna, il film di Ferzan Özpetek.

E già il titolo sembra avere qualcosa di speciale per chi arriva in città per visitare il Santuario della Fortuna Primigenia.

Mi piace quando i luoghi di un viaggio si intrecciano con le storie che abbiamo già incontrato attraverso il cinema, i libri o la televisione. È come se una città diventasse improvvisamente più familiare.

Magari non l’hai mai visitata, ma hai già sentito pronunciare il suo nome. E quando finalmente ci arrivi, quella piccola informazione torna alla mente e ti fa guardare il posto con occhi diversi.

Per me Palestrina è stata anche questo: una cittadina da esplorare con curiosità, cercando di mettere insieme le diverse storie che la riguardano.

Da una parte l’antica Praeneste e la dea Fortuna. Dall’altra il cinema e il modo in cui i luoghi entrano nell’immaginario di chi li guarda.

E poi, naturalmente, tutto quello che si scopre camminando.

Una cittadina fatta di scale: esplorare Palestrina a piedi

La prima cosa che ho pensato, mentre iniziavo a camminare per Palestrina, è stata molto semplice:

Qui le scale non mancano.

Palestrina è una cittadina che si sviluppa sulla collina e il suo centro storico segue questa conformazione. Ci sono salite, scalinate, vicoli e passaggi che cambiano continuamente prospettiva.

Non è la classica passeggiata tutta pianeggiante in cui puoi camminare senza pensarci troppo.

Qui bisogna mettere in conto un po’ di movimento.

Ma è proprio questa caratteristica a darle il suo fascino.

Le scale non sono soltanto un ostacolo da superare per raggiungere un monumento. Sono parte integrante del paesaggio urbano, del modo in cui la città è costruita e del suo carattere.

Mentre cammini, ti accorgi che ogni salita può regalare un nuovo scorcio. Una facciata, un arco, una terrazza, un panorama sulla campagna romana.

E così finisci per fermarti più volte, anche quando non avevi previsto di farlo.

La città si scopre un po’ alla volta, seguendo il ritmo della passeggiata.

Cosa vedere a Palestrina

CONSIGLIO PER PARCHEGGIARE: se come me arrivate presto la mattina potete lasciare la macchina negli stalli blu vicino al Santuario della Fortuna Primigenia e scendere, ed ovviamente poi risalire, verso il centro storico. 

Gli scorci caratteristici di Palestrina: vicoli, archi e panorami

Una delle cose che mi è piaciuta di più della nostra visita è stata la possibilità di camminare senza dover necessariamente seguire un percorso perfetto.

Palestrina è fatta di dettagli.

Ci sono le strade del centro storico, le case, le scalinate, le facciate dei palazzi e quei piccoli angoli che magari non avevi inserito nel programma, ma che poi diventano tra le fotografie più belle della giornata.

È una città che invita a guardarsi intorno.

A volte basta una porta, un balcone o una parete in pietra per raccontare qualcosa del luogo.

E poi ci sono i panorami.

Da alcuni punti di Palestrina lo sguardo si apre sulla campagna romana e sui Monti Prenestini. La posizione collinare permette di osservare il paesaggio da diverse prospettive, soprattutto quando si raggiungono le terrazze e i punti panoramici.

Mi piace molto questo tipo di viaggio, in cui il monumento importante è soltanto una parte dell’esperienza.

Perché sì, il Santuario della Fortuna Primigenia è una delle ragioni principali per arrivare qui. Ma il piacere di una visita è anche quello di perdersi un po’ tra le strade, fermarsi a fotografare un dettaglio e scoprire una città che non si racconta tutta in una sola immagine.

Cosa mangiare a Palestrina: il dolce tipico sono i gigli

E poi arriviamo a una delle parti che, per me, non possono mai mancare durante un viaggio: il cibo.

Perché anche quando si visitano mosaici, santuari e palazzi rinascimentali, prima o poi arriva il momento di fare una pausa.

A Palestrina il dolce tipico sono i gigli, biscotti tradizionali che prendono il nome dalla loro forma.

Li abbiamo incontrati durante la nostra passeggiata e mi sono sembrati perfetti per una pausa dolce, magari accompagnati da un caffè.

Non so voi, ma io sono sempre molto curiosa di conoscere i dolci tipici dei luoghi che visito.

Mi piace scoprire come una ricetta possa raccontare una città, una tradizione familiare o un modo di vivere il territorio.

E poi, diciamolo, ogni viaggio raccontato da Lunedì a colazione deve avere almeno un piccolo momento dedicato alla colazione, alla merenda o a qualcosa di buono da assaggiare.

Il Santuario della Fortuna Primigenia: finalmente davanti alla dea

Ed eccoci arrivati al luogo che più aspettavo di vedere.

Il Santuario della Fortuna Primigenia.

Quando si parla di Palestrina, è impossibile non pensare a questo straordinario complesso monumentale.

Il santuario è dedicato alla dea Fortuna Primigenia e si sviluppa su più terrazze, seguendo il pendio della collina.

La sua struttura è davvero particolare: grandi scalinate, muri, terrazze e spazi che si sviluppano verso l’alto.

Cosa vedere a Palestrina

Ed è proprio qui che si comprende ancora meglio la conformazione della città.

Palestrina è una città che sale.

Il santuario sembra quasi accompagnare questo movimento, portando il visitatore attraverso diversi livelli e offrendo punti di vista sempre nuovi.

La visita è un incontro con una storia antichissima, ma anche un’occasione per osservare il paesaggio e la città da una prospettiva diversa.

Mi ha colpito soprattutto il rapporto tra il monumento e il territorio.

Non è un luogo isolato dal contesto: la sua posizione, la struttura e il panorama contribuiscono a raccontare la storia di Palestrina.

E poi c’è il nome, Fortuna.

Una dea che, ancora oggi, sembra accompagnare il racconto della città.

Per me era una tappa che desideravo vedere da tempo e finalmente poterla osservare dal vivo è stata una delle soddisfazioni della nostra mattinata.

Palazzo Barberini: dove antichità e storia della famiglia Barberini si incontrano

Tra le tappe della nostra passeggiata c’è anche Palazzo Barberini, uno degli edifici che più raccontano la complessa storia di Palestrina.

Il palazzo sorge sui resti dell’antico Santuario della Fortuna Primigenia e oggi una parte dell’edificio ospita il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina. È proprio qui che si può seguire la storia dell’antica Praeneste attraverso statue, reperti provenienti dai santuari e dalle necropoli e importanti testimonianze archeologiche.

La visita permette di incontrare anche alcune delle opere più importanti legate al culto della Fortuna, tra cui la monumentale Iside-Fortuna, e di arrivare infine al terzo piano, dove è conservato il celebre Mosaico del Nilo.

Ma il palazzo conserva anche una parte privata, ancora legata alla famiglia Barberini. Qui si trovano il Ninfeo Barberini, il suggestivo Salone di Urbano VIII, riccamente affrescato, altre sale con dipinti e ritratti della famiglia e un giardino d’inverno affacciato sulla terrazza panoramica.

Cosa vedere a Palestrina

Tra le cose più interessanti da vedere ci anche:

  • il plastico ricostruttivo del Santuario, che aiuta a comprendere com’era il complesso antico;
  • le opere legate al culto della dea Fortuna, tra cui la colossale Iside-Fortuna;
  • sculture ellenistiche e copie romane di celebri opere greche;
  • il rilievo Grimani, di età augustea;
  • al secondo piano, reperti provenienti dalle necropoli e dai santuari di Praeneste, tra cui specchi, ciste bronzee e terrecotte votive;

Antichità e Rinascimento: due epoche che convivono

Quello che rende Palestrina così interessante è proprio l’incontro tra due mondi.

Da una parte l’antichità, con il Santuario della Fortuna Primigenia, il Mosaico del Nilo e le testimonianze della città romana.

Dall’altra il Rinascimento, con Palazzo Barberini e l’architettura del centro storico.

Due epoche lontanissime che qui convivono a pochi passi di distanza.

È una caratteristica che ritroviamo spesso nei borghi e nelle cittadine italiane, ma che a Palestrina assume una forma particolare, anche grazie alla sua posizione e alla storia del territorio.

Durante la nostra passeggiata ho avuto proprio questa sensazione: quella di attraversare una città che conserva tanti strati di storia.

Non tutto è immediatamente evidente, ma basta prestare attenzione per accorgersi che ogni edificio, ogni strada e ogni monumento può raccontare qualcosa.

E forse è proprio questo uno dei motivi per cui mi piace viaggiare.

Non soltanto vedere luoghi belli, ma provare a capire come siano arrivati fino a noi.

Castel San Pietro Romano: un motivo per tornare

Avevo anche un altro piccolo desiderio per questa giornata.

Raggiungere Castel San Pietro Romano, come mi aveva consigliato Claudia.

LEGGI dal Blog “La bussola e il diario”: In gita a Castel San Pietro Romano

Purtroppo questa volta non siamo riusciti a inserirlo nel nostro itinerario.

E va bene così.

Perché una delle cose che ho imparato viaggiando, soprattutto da quando siamo in tre, è che non è necessario riuscire a vedere tutto.

A volte una tappa salta, un percorso viene accorciato o una giornata prende una direzione diversa da quella che avevi immaginato.

E questo non significa che il viaggio sia meno bello. Anzi, può essere un ottimo motivo per tornare. Castel San Pietro Romano resta quindi nella nostra lista di luoghi da scoprire.

Sarà una prossima gita, magari organizzata con più calma, oppure una nuova occasione per esplorare i dintorni di Palestrina.

E intanto mi porto a casa la curiosità di vedere un altro borgo dei Monti Prenestini.

Perché il Lazio, soprattutto quando si esce dai percorsi più conosciuti, continua a regalare luoghi che meritano tempo e attenzione.

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Cosa vedere a Palestrina